Manuel's profileNon è la mera fotografia...PhotosBlogListsMore Tools Help

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    October 20

    Pipilotti Rist - "Deine Raumkapsel"

    Il Centro Andaluz de Arte Contemporaneo presso il Monastero della Cartuja di Santa Maria de la Cuevas a Siviglia, ospita dal 17 settembre 2009 al 10 gennaio 2010 la mostra “Maquinas de Mirar. O como se originan las imagenes”.

    All'interno di una scatola di trasporto di media statura e di fattura grezza, il lavoro di Pipilotti Rist, “Deine Raumkapsel” (2006) è isolato dalla sala e dagli spettatori su tutti i lati. Solamente dall’alto è possibile dare un’occhiata all’interno. E qui scopriamo un’abitazione, abitata da qualcuno, in miniatura: un letto, una sedia, una lampada, uno specchio, e vari oggetti personali come libri, poster, una borsa, una giacca e una chitarra. Una scatola aperta di pizza a terra e il letto disfatto regalano la sensazione che l’abitante della casa è appena uscito. Sarà forse andato nello spazio? Perché in un angolo della stanza troviamo una imponente sfera planetaria e in quasi la metà delle pareti è presente un cielo stellato. A rafforzare l’impressione che l’osservatore ha sull’ambiente ci pensa una proiezione a colori su un muro. Il video mostra noi diverse sequenze con una leggera distorsione tipica di una fotocamera stenopeica, accompagnato da rilassanti suoni della natura.   Le immagini arrivano a noi come se fossero ricordate o sognate e senza coerenza di argomentazione: un ragazzo dallo sguardo statico, fiori notevolmente aumentati, una ragazza con la maglietta di Superman.

    Con Deine Raumkapsel emergono gli apparati caratteristici di due mezzi: la scatola ottica e il cinema, due macchine che attivano infiniti universi di immagini e simboli. Entrambe fondono e tendono a far reagire la narrazione artistica con la somma delle esperienze esclusive di ogni spettatore, con il suo microcosmo o la sua particolare capsula spaziale.

    October 07

    Era il 28 febbraio 1988...

    Un' aria elettrica avvolgeva in questi giorni Pescara, e l' Abruzzo, da quando un parroco di Montesilvano, don Vincenzo Diodati, e una donna dal passato definito da un gesuita burrascoso, Maria Fioritti, annunciarono per domenica 28 febbraio del 1988 un’apparizione della Madonna. In attesa dell' evento, le autorità cittadine si  prepararono ad accogliere l' arrivo di migliaia di persone. Posti di soccorso furono allestiti in tutti i punti strategici della città, molti alberghi riaprirono e i negozi lavorarono fino a tarda sera. La storia di Maria Fioritti ebbe inizio il 5 luglio del 1987 nella parrocchia di San Camillo de Lellis a Villa Raspa di Spoltore, quando raccontò la donna ricevette in trance un messaggio dalla Regina dell' amore, come verrà poi denominata la Madonna. La profezia dell' apparizione fu resa pubblica l' 11 febbraio con una conferenza stampa indetta proprio dal padre spirituale di Maria Fioritti. L' effetto fu immediato, e la città si divise in due. E mentre una parte dei fedeli innalzò un' enorme croce sui colli di Montesilvano, l' altra, sdegnata, respinse le mistificazioni di una donna impura. Fatto sta che a Montesilvano, sul Colle della Vecchia si contarono 15 mila presenze e a Villa Raspa 6000. Si valutarono poi sugli 80000 coloro che attesero nelle case, nei luoghi di ritrovo, svegli, il miracolo della notte. I pullman giunti a Pescara furono un centinaio, provenienti da numerose province d’Italia, compresi quelli che hanno trasportato a Pescara i settemila napoletani. Per un giorno Montesilvano si trasformò in una filiale di Medjugorje. Ma il miracolo non ci fu. L’attesa del “segno” fu tanto lunga quanto inutile. Attesa vana anche a mezzanotte quando il “segno” si sarebbe ripetuto secondo Maria Fioritti. Anzi, molti furono gli ustionati e si registrò anche una vittima, una donna in attesa del miracolo nei pressi della chiesa di San Camillo de Lellis allorchè colpita da malore si accasciò a terra.

    October 01

    Cabo da Roca

    "Aqui... Onde a terra se acaba e o mar começa....”, non altro che " Qui... dove la terra finisce e il mare comincia". Così definì questo luogo il poeta Luis Vaz De Camões. Scogliere a picco sull'oceano che pare quasi infinito, onde imponenti che si infrangono sulle rocce. E poi la nebbia che rende l'atmosfera, magica. E' qui che la forza della natura mostra tutto il suo vigore. La senzazione che si prova di fronte a tutto questo è unica. Un luogo incantevole che merita una visita nel rispetto della bellezza e della grandiosità della natura.
     

    September 18

    Estate... Arrivederci

    Spiagge deserte, mare mosso, onde alte che s'infrangono suglio scogli, sdraio sui marciapiedi in attesa di essere sistemate. Non è altro che la fotografia della fine dell'estate. Nuove amicizie, nuove esperienza. Ogni estate è unica. Le prime piogge d'autunno portano via  tutto questo. Si torna alla routine di tutti i giorni, in attesa del nuovo anno, della bella stagione.
     

    August 16

    Fotografie d'estate

    Ore 20 circa. Il sole si appresta ad andare a nanna, come del resto lo fa tutti i giorni. Manca ancora poco. Il cielo si tinge di riflessi, che vanno dal rosa all’arancione. Il mare è calmo. Nessuno attorno a me, solo una barca all’orizzonte mentre alcuni pesci saltano fuori dall’acqua. In questo clima mi immergo e mi rilasso, libero da ogni pensiero.

    August 07

    Civita di Bagnoregio

    Un grappolo di case strenuamente arroccate su una rupe di tufo vulcanico, un piccolo centro medievale collegato al resto del mondo da un lungo e stretto ponte pedonale, la piazzetta e le viuzze percorse dai pochi abitanti e da qualche curioso, che arriva fin qui per vedere questo gioiello isolato, la Civita di Bagnoregio: la città che muore. Siamo nell'alto Lazio, ad un passo dall'Umbria, a metà strada tra il Lago di Bolsena e Orvieto. Il piccolo centro, ormai solo una ventina di abitanti, posto sulla cima di un colle panoramico, per la sua particolare geologia, cioè tufo di origine vulcanica facilmente erodibile, poggiato su argille, che il lento ed inesorabile lavorio delle acque meteoriche ha forgiato in un mare di calanchi, si sta sgretolando e i terremoti e le frane lo hanno ridotto sempre più, facendo crollare anche la strada di accesso al paese.

    Le cittadine si trovano in quella che un tempo era chiamata Balneoregium da re Desiderio, a cui pare, secondo leggende abbia miracolosamente curato una malattia attraverso le miracolose acque termali della zona. Re Desiderio è stato spesso legato alle acque miracolose ed ha sempre avuto intorno a se un qualche cosa di miracoloso e magico. Suo figlio Adelchi fu guarito a suo tempo dalla fonte di S.Pietro al Monte, una fonta curativa che tutt’ora esister e che si chiama fonte delle Colonne, posta nella zona dell’Uncino, un tempo raggiungibile con una stradina che partiva dalla chiesa di Santa Maria della Maestà, che oggi non esiste più. S. Francesco, come testimonia la grotta di San Bonaventura, passò di lì e al suo interno guarì da una brutta malattia il bambino Giovanni Fidanza. La madre del bimbo rimasta impietrita di fronte al gesto miracoloso, diede come ringraziamento suo figlio all’ordine dei francescani dando vita a San Bonaventura. Da non perdersi è il duomo nella piazza principale, costruito tra il VII-VIII secolo sopra un tempio pagano. molti edifici della cittadina sono crollati a causa di danni strutturali, ed è questo che rende Civita di Bagnoregio un posto misterioso e ricco di storia, una cittadina sospesa tra le nuvole, un luogo senza tempo e senza spazio, in cui i pensieri lasciano la testa e la curiosità cresce costantemente.


    July 21

    19 Luglio. Lago di Pilato

    Tanta fatica ma sicuramente ne è valsa la pena! I monti Sibillini, al confine tra Marche e Umbria, regalano paesaggi stupendi. Certamente non bastano le foto a rendere la bellezza di questi luoghi. Si parte alle 10 dal piccolo paese di Foce di Montemonaco. Circa 15 Km il percorso. Attraversiamo il Piano della Gardosa, un tratto di strada certamente non dei migliori, con sassi, avvallamenti e pietre. All'ingresso del bosco, il sentiero si fa molto più stretto. La pendenza è abbastanza notevole. Ad aumentare la difficoltà ci pensa il terreno, molto scivoloso. Inizia qui il tratto più impegnativo, in quanto molto ripido (le cosiddette Svolte). Le difficoltà maggiori le avremo soprattutto al ritorno, in discesa. Superato il salto che coincide con il limite del bosco, un faggeto, ci si incammina per la Valle di Pilato. Il percorso sembra non terminare mai ed è proprio quando le forze iniziano a finire, che si apre la splendida conca con il Lago di Pilato, l'unico lago naturale della regione Marche. Leggende e superstizioni hanno da sempre reso questo laghetto un luogo magico. Un luogo di incontro di maghi e negromanti  che intorno all’anno 1200 costrinsero la città di  Norcia ad innalzare un muro intorno a quel  lago maledetto per evitare la pratica dell’occulto; i trasgressori pagavano con la vita. Anche il suo nome ha un’origine misteriosa in quanto la leggenda narra che vi precipitò il corpo ormai esanime di Ponzio Pilato dentro un carro trainato da una coppia di buoi o bufali.
     

    "...se vi scopre qualcuno è male accolto(...).Non è molto che ci sorpresero due uomini uno dei qual era un prete. Questo prete fu condotto a Norza e là martirizzato e bruciato; l'altro fu tagliato a pezzi e gettato nel lago da quelli che l'avevano preso..." (Il Paradiso della Sibilla,1421).

    June 28

    26 Giugno. Apertura Giochi del Mediterraneo ---> PESCARA 2009

     

    Con l’ingresso dei giocatori dell’Aquila Rugby, che reggevano la maglia di Lorenzo Sebastiani, il loro giovane compagno di squadra vittima del sisma che ha sconvolto l’Abruzzo il 6 aprile scorso, è iniziata la Cerimonia di Apertura della XVI edizione dei Giochi del Mediterraneo. Un istante prima l’acquazzone che si era abbattuto sullo Stadio era di colpo cessato svelando alle spalle dello Stadio "Adriatico" due splendidi arcobaleni. Chissà, forse è un segno del destino. Dopo tanto lutto e tanto dolore per l’Abruzzo, il 26 giugno a Pescara, la manifestazione sportiva internazionale che dal 1951 è considerata, al di là del valore agonistico, anche un simbolo dell’impegno politico e diplomatico in un percorso di integrazione di pace dei Paesi del bacino del “mare nostrum”, è diventata anche un simbolo della rinascita e della ricostruzione.

    June 24

    Hangover - Una notte da leoni

    Non amo fare pubblicità o per lo meno inserire argomenti banali (dal mio punto di vista) nel mio spaces. Faccio un'eccezione. Ieri sono stato al cinema a vedere UNA NOTTE DA LEONI. Il mio invito è quello di andarlo a vedere. Merita tutto...
     

    June 07

    La magia delle nuvole

    Troviamo nuvole di tutti i tipi. Sono strumento di rivelazione, attraverso i quali gli dei possono mostrarsi. Sono terreno per l'immaginazione umana, d'altronde possiamo vedere un certo numero di forme e creature. Sono sfondo emotivo  di una scena. Ma la loro vera natura è quella di essere complessi fenomeni naturali, che sfidano la nostra capacità di osservazione accurata.
     

    Gli artisti, nel tempo, sono stati sempre liberi di prendere le nuvole come volevano. Ma, la scoperta alla fine del diciottesimo secolo che le nubi non siano così infinitamente mutevoli, ha fatto si che tutta questa libertà venisse limitata. Le nuvole vengono distinte in categorie - cumulus, stratus, cirrus ecc.. Non sappiamo se JOHN CONSTABLE sapesse già di queste distinzioni. Fatto è che, anche se inconsciamente, in Study of Clouds è riuscito in pieno, attraverso i suoi dipinti, nella schematizzazione operata oggi dalla meteorologia moderna. 
     

    May 24

    Cade la pioggia

    “Please don’t stop the rain”. Così è intitolata una canzone di James Morrison. Con il caldo di questi giorni certamente un po’ di PIOGGIA rinfrescante non farebbe male. Fin da quando ero piccolo bastava un tuono, un fulmine o un semplice scroscio per  “incollarmi” alla finestra di casa e guardare il tutto. Una passione, forse la potremmo chiamare così. Da sempre gli effetti atmosferici mi hanno affascinato. Ma tra questi la pioggia assume un ruolo particolare. Un mio desiderio... Camminare proprio sotto la pioggia. E insieme alle gocce che cadono dal cielo allo stesso tempo scivolano via tutti i pensieri, i problemi…

    May 08

    Arrivati al giro di boa

    Siamo arrivati al giro di boa. Se riusciamo a superare questa fase, non si può dire che è fatta ma ci manca poco... Diciamo che inizia un periodo a dir poco "distruttivo". Cinque esami, mi sono prefissato, entro il 15 luglio. Così facendo la strada verso la prima laurea si farebbe in discesa. Uno solo, rimarrebbe un solo anno. Tocchiamo ferro e aspettiamo.
     

    May 07

    Un mese fa il terremoto in Abruzzo...

    ...Un mese fa il terremoto...
    ...20 secondi interminabili...
     
     
    ...298 Morti...
    ...60000 Sfollati...
     
     
    ...La vita CONTINUA...
    L'ABRUZZO RINASCE PIU' FORTE DI PRIMA
    May 03

    2 Maggio a Roma!

    Cosa c'è di meglio di una giornata passata in assoluta spensieratezza con gli amici. Finalmente una giornata così. Da quanto tempo che non ce n'era una così. Niente studio, niente università, niente monotonia di tutti giorni. Se poi questa giornata è arrivata a Roma, tanto di guadagnato. Certo, la stanchezza si è fatta sentire, d'altronde praticamente tutto il giorno a camminare per vedere le non poche bellezze artistiche e storiche della città. Un FIUME di gente, un fiume di turisti, la maggior parte dei quali stranieri, ha invaso Roma sarà perchè è sabato, sarà perchè è il 2 maggio, giorno successivo al concertone gratuito che si tiene annualmente in concomitanza della festa dei lavoratori. Ci si mette poi il caldo, quasi fosse una giornata estiva. Per fortuna nel pomeriggio è arrivato un breve temporale che ha rinfrescato momentaneamente l'aria, per poi lasciare nuovamente osto al sole. Ma tutto questo diventa superfluo quando si passa una giornata così bella. Ora si torna alla vita di tutti i giorni. La speranza è quella di poter ripetere questa esperienza nel più breve tempo possibile. Ma per questo, sarà il tempo a parlare.
     

    April 24

    Rio - Il gigante

    Per la mancanza d’affetto e d’amore/ un giorno il mondo ebbe un malore/ e poiché si sentiva cadere,/ un bimbo piccino lo volle tenere,/ aprì le braccia più che potè/ però non riuscì a tenerlo un gran chè./ A lui si unì un altro bambino/ ma non ne tennero che un pezzettino./ Ma poi ne vennero altri, a dieci e a venti/ e unirono mani e continenti/ bambini pallidi giallini mori/ in un girotondo di tanti colori/ e quell’abbraccio grande e rotondo,/ teneva in  piedi l’intero mondo! Questa la breve narrazione che precede la versione integrale della canzone. Come in una favola si immagina il mondo sorretto dai bambini, che nella loro incoscienza e nel loro entusiasmo riescono a reggere una cosa tanto più grande di loro, perché sono insieme. E il Gigante, che rappresenta il tempo moderno che non si cura di nulla in nime degli interessi economici, invece, rompe tutto ciò che tocca, soffoca l’aria e cresce nell’indifferenza.
     

     

    Passa il gigante calpesta l’erba
    Di tutto il mondo
    Passa il gigante sulle città
    si porta via lo sfondo

    Passa il gigante soffoca l’aria
    All’acqua cambia colore
    E ci rimane un cielo bucato
    Sopra a un mare da buttare

    Finché il sole cerca la luna
    L’uva diventa matura
    L’erba profuma tagliata
    Incrociamo le dita

    TU COME STAI
    QUALE MONDO VUOI
    IO VOGLIO UN POSTO MIGLIORE
    TU DOVE STAI
    DI CHE PIANETA SEI
    QUESTO HA BISOGNO D’AMORE

    Passa il gigante graffia le stelle
    Morde i pianeti
    Passa il gigante che anche lassu’
    Butta i suoi rifiuti

    Passa il gigante sporca di nero
    tutto quello che tocca
    cresce il gigante nell’indifferenza
    di chi non apre bocca

    Finché il sole cerca la luna
    L’uva diventa matura
    L’erba profuma tagliata
    Incrociamo le dita

    TU COME STAI
    QUALE MONDO VUOI
    IO VOGLIO UN POSTO MIGLIORE
    TU DOVE STAI
    DI CHE PIANETA SEI
    QUESTO HA BISOGNO D’AMORE

    Gira la terra gira
    Gira tutto gira
    Eppure il vento soffia ancora
    Gira la vita gira
    Gira l’amore gira
    Eppure il vento soffia ancora

    TU COME STAI
    QUALE MONDO VUOI
    IO VOGLIO UN POSTO MIGLIORE
    TU DOVE STAI
    DI CHE PIANETA SEI
    QUESTO HA BISOGNO D’AMORE

    TU COME STAI
    NON TI CHIEDI MAI
    SE C’E’ UN POSTO MIGLIORE
    TU DOVE STAI
    DI CHE PIANETA SEI
    QUESTO HA BISOGNO D’AMORE

    April 20

    ... Voglia di partire ...

     

    "Partire é la più bella e coraggiosa di tutte le azioni. Una gioia egoistica forse, ma una gioia, per colui che sa dare valore alla libertà. Essere soli, senza bisogni, sconosciuti, stranieri e tuttavia sentirsi a casa ovunque, e partire alla conquista del mondo."
    Isabelle Eberhardt

    April 09

    Ancora il terremoto...

    Ore 2.52. Sono passati praticamente tre giorni dalla scossa mortale delle 3.32 del 6 aprile e la terra trema ancora. Mi affaccio dalla finestra nel cuore della notte dopo l'ennesima scossa. C'è un clima quasi surreale. La nebbia, qualcuno sui balconi dei palazzi vicini. Nessun rumore, tranne alcuni antifurti entrati in funzione a causa della nuova, ma non troppo, vibrazione del terreno. L'atmosfera sarebbe ideale per un film horror, ma non è finzione, è pura realtà. Sono tre giorni che questa storia va avanti. Ma io mi posso considerare fortunato. Ho una casa e nessun danno. Il pensiero è rivolto a tutti coloro che a poco più di un'ora e mezza da qui pochi giorni prima non ce l'hanno fatta, o a tutti coloro che sono costretti a dormire nelle tende perchè un tetto non ce l'hanno più.
     

    April 06

    ORE 3:32. TERREMOTO IN ABRUZZO. 298 I MORTI

    L'AQUILA - Sono duecentonovantotto i morti causati dal terremoto che nella notte ha colpito l'Abruzzo. È l'ultimo aggiornamento del bilancio diffuso sulla base di quanto risulta da fonti ospedaliere. Anche la Protezione civile, che in un crescendo durato tutta la giornata ha dovuto via via ritoccare quello che assomiglia sempre di più a un bollettino di guerra, ha confermato queste stime.

    SCOSSA NELLA NOTTE - La scossa principale si è registrata attorno alle 3,30 e ha fatto registrare 5,8 gradi della scala Richter. L'epicentro è stato individuato a una decina di chilometri dall'Aquila. Il sisma è stato avvertito in tutto il centro-sud d'Italia, dalla Romagna a Napoli. Oltre ai morti e ai dispersi, i feriti sono circa 1.500 e si calcola che siano almeno 100 mila gli sfollati, intere famiglie costrette ad allontanarsi dalle proprie abitazioni. Una prima stima parla di 10-15 mila edifici danneggiati con pesanti danni al patrimonio storico e artistico della regione.

    CENTRI URBANI DEVASTATI - Centinaia gli edifici crollati completamente o in parte, migliaia quelli lesionati e inagibili. «Il centro storico di L'Aquila è devastato, e anche le case nuove ci vorrà tempo per controllare tutti gli edifici. Quasi tutta la città è inagibile», ha detto il sindaco dell'Aquila ,Massimo Cialente. Gli sfollati potrebbero essere 45-50 mila solo all'Aquila, e altrettanti in provincia. I soccorsi sono resi difficili dalle continue scosse di assestamento che rischiano di far crollare gli edifici danneggiati e dal fatto che la prefettura, dalla quale si dovevano coordinare i soccorsi, è interamente distrutta. Anche la sede della provincia e altri uffici regionali sono pesantemente compromessi.

    LA MACCHINA DEI SOCCORSI - Già alle prime luci dell'alba la situazione nel capoluogo si è presentata drammatica. A metà mattinata c'erano ancora cadaveri estratti dalle macerie e adagiati in terra coperti da un lenzuolo. Per le strade vagavano centinaia di persone in stato di choc, molte con coperte sulle spalle, altre ancora in pigiama. La Protezione civile ha diramato nel primo pomeriggio la lista dei luoghi dove i senzatetto possono recarsi: caserma Rossi, gli stadi Fattori e Acquasanta, al campo sportivo di Centicolella e in piazza d'Armi, dove si stanno allestendo le tendopoli. Ma le persone uscite in strada in quanto temevano crolli per le scosse di assestamento se fossero restate nei loro edifici lesionati, hanno nelle prime ore ostacolato la gestione organizzata dei soccorsi. All'ospedale (rimasto senz'acqua potabile e dichiarato inagibile al 90%) si sono effettuati i primi interventi in piena emergenza. Un ospedale da campo è in arrivo dalle Marche. I feriti più gravi sono stati trasferiti in elicottero in altri ospedali abruzzesi, a Rieti e a Roma. Maroni ha annunciato che sono in arrivo all'Aquila 1.500 vigili del fuoco, cento poliziotti e cento carabinieri da varie parti d'Italia.


    .....non ci sono parole per commentare..... Siamo tutti vicini all'immane tragedia

    March 17

    La città più bella del mondo

    Da oltre 100 anni, PARIGI, nelle cartoline, ha l'aria fissa e immutabile: la torre Eiffel, l'Arco di Trionfo, Notre-Dame, Monmartre. Parigi, nel ricordo di chi c'è stato, è come l'ha fatta il barone Haussmann, l'uomo che alla fine del XIXI sec. ha raso al suolo le viette della città medievale e disegnato i grandi assi, i Grands Boulevard e, insieme, il nuovo volto della capitale. Parigi, la città più visitata al mondo, se la ride: è innegabile, vive di gloria. La gloria monumentale del passato, quello scritto nella storia come quello scritto nel costume, tra la città romana e Napoleone, il can-can e il Crazy Horse. Ma, sotto la maschera da vecchia signora, Parigi si mostra non solo viva, anche vivace. Oggi Parigi va avanti con l'entusiasmo di una ragazzina: si scrolla di dosso i panni da vecchia signora e, oggi come nel passato, osa un matrimonio che quasi ovunque, altrove, rasenterebbe l'impossibile:quello dell'antico con il nuovo, nuovissimo.
     

    March 09

    Bussi - Santa Maria di Cartignano

    Spesso i luoghi e i monumenti più affascinanti d’Abruzzo richiedono la conoscenza del percorso, informazioni di visita ed istruzioni sull’itinerario per poter essere raggiunti. Ma in alcuni casi essi sono invece alla portata di tutti, anzi, è davvero impossibile non notarli dalla strada sulla quale si viaggia. Uno di essi lo si incontra a Bussi, proprio accanto alla statale 153 che da Navelli scende verso valle, e per giunta ha anche una particolarità che rende questo monumento davvero unico. Santa Maria di Cartignano è infatti una chiesa senza tetto.

    Oggi restano in piedi soltanto le nude strutture architettoniche, mentre mancano il tetto e ogni sorta di arredo interno. Ma è sempre una visita affascinante anche se del tutto diversa: basta chiudere gli occhi ed è come rivivere l’atmosfera confusa e chiassosa del cantiere medievale, immaginando gli operai, gli scalpellini e i decoratori in equilibrio sui precari ponteggi fatti di travi di legno legate tra loro; o gli stessi monaci intenti ad inchiodare le centine per la costruzione degli archi.

    Il suo attuale stato di rudere è ormai accettato come un elemento del paesaggio e forse a nessuno verrebbe più in mente di ricostruirla. Al visitatore può suscitare la seduzione per il paesaggio pittoresco caro alla cultura inglese, dove abbondano le chiese ormai diroccate e prive di tetto, e forse all’occhio di un osservatore ottocentesco come Johnn Ruskin avrebbe risvegliato il senso selvaggio dell’arte medievale. La vera visita sta nel ripercorrerne la storia e coglierne nella propria fantasia l’antico splendore.

    La sua storia inizia con l’anno Mille; nel 1021 esisteva di certo una prima chiesina che dipendeva da Montecassino. Nel 1065 era già divenuta un monastero. A questo periodo risale sicuramente la struttura che si vede oggi, come le tre navate, il portale, e la decorazione esterna dell’abside, con i suoi archetti. Per i secoli successivi i documenti tacciono, ma è certo che nel Trecento il monastero esistesse ancora. È probabile che nei primi decenni del Duecento, forse a seguito dello stesso terremoto che sconvolse Roma nel 1231, la chiesa venne ritoccata.

    Con l’occasione furono aggiunti il bel rosone centrale e il campanile a vela, che poggia sulla facciata. Curiosando nel centro storico di Bussi, lo storico Ignazio Gavini scoprì alcune sculture del IX secolo sulla facciata della chiesa di San Lorenzo e ipotizzò che fossero appartenute alle origini di Santa Maria di Cartignano.

    Delle decorazioni della chiesa medievale per fortuna non tutto è andato perduto: il Museo Nazionale d’Abruzzo, nel castello cinquecentesco dell’Aquila, ne conserva infatti il grande affresco staccato dalla volta dell’abside. Raffigura Cristo benedicente in trono tra la Vergine e San Giovanni, è datato 1237 e firmato da Armanino da Modena. Nonostante sia in più parti rovinata e mancante, costituisce un importante documento della pittura del primo Duecento, anche perché ci dice il nome vero dell’artista che lo dipinse.

    Da www.abruzzocultura.it